Stavo cazzeggiando sui gruppi Flickr in attesa di “svegliarmi” e sono risalita alla notizia su VareseNews…
…m’e’ subito venuta in mente una canzone degli Afterhours.
Non che abbia mai avuto niente contro i rave, ma come si dice: va tutto bene finche’ i piedi che vengono pestati non sono i miei. Per ora i calli non mi dolgono, pero’ le premesse non sono delle migliori.
Preoccupazione numero uno: lo stato in cui versa al momento il luogo.
Preoccupazione numero due: le conseguenze dell’ondata di moralismo.
Io spero fortemente che i giovin signori si siano premurati di non stravolgere il posto… o che, se l’hanno stravolto, l’abbiano fatto in linea con le peculiari caratteristiche della cartiera (rotta -> +rotta; marcia -> +marcia; ecc). Tocchera’ andare a sincerarsi della situazione.
Sempre che, appunto, come paventato dall’articolo su VareseNews, non decidano di rendere difficoltoso l’accesso… e allora qui forse un po’ ci si potrebbe alterare.
La Cartiera Vita Mayer e’ una location spettacolare: li’ dentro ci ho fatto alcune delle mie foto migliori (bruciate da un maxtor maledetto, ma ho i testimoni che quelle foto, seppur per un breve periodo, sono esistite) e per me, a parte tutto, quel posto ha una valenza affettiva… se me l’hanno sconvolto, e’ un po’ come se avessero toccato la mia cameretta (la quale, per altro, spesso e’ in condizioni simili a quelle dei capannoni in rovina); se non mi ci fanno piu’ entrare, e’ un po’ come se mia madre mi sfrattasse…
Da quello che so, molti amanti della fotografia industriale della zona e piu’ lontani nutrono i miei stessi sentimenti riguardo alla Cartiera.
Io ancora mi riservo di gridare “al sacrilegio”, ma prego che le vibrazioni dei bassi non abbiano tirato giu’ la polvere e che le autorita’ del luogo decidano di adottare come strategia quella di controllare meglio i loro figli e non quella di impedire l’accesso all’area.
Alcune foto recenti del posto…
